Il 23 luglio 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato il piano delle ispezioni da agosto a dicembre: almeno 35 accertamenti, anche tramite la Guardia di Finanza. L'unica voce sull'intelligenza artificiale riguarda Comuni e ASL. Per una PMI che usa chatbot, assistenti o API di modelli su dati di clienti e dipendenti, i riferimenti più concreti sono due provvedimenti già presi nel 2026, su Myndoor e su Character.AI. Da lì ricaviamo le domande da porsi prima di accendere uno strumento di AI.
Cosa prevede il piano
La deliberazione n. 545 del 23 luglio 2026 copre il periodo da agosto a dicembre e segue la n. 797 del 30 dicembre 2025, valida da gennaio a luglio. Prevede almeno 35 accertamenti, anche tramite la Guardia di Finanza, su tutte le aree qui sotto tranne l'ultima. Per il Garante un'ispezione è un controllo sul posto, su soggetti non necessariamente scelti in base a reclami o segnalazioni.
- geomarketing, neuromarketing e dynamic pricing;
- fascicoli sanitari elettronici e app mediche;
- data breach in banche dati pubbliche di particolare rilievo e verifiche tecniche sulle violazioni comunicate al Garante, nel pubblico e nel privato;
- fornitori del servizio di DPO a enti pubblici, servizi socio-assistenziali dei Comuni e relativi fornitori di software, Visa Information System, Sistema informativo doganale;
- applicazione delle linee guida del 17 aprile 2026 sui tracking pixel nelle email;
- sistemi di intelligenza artificiale usati da Comuni e ASL;
- ispezioni d'ufficio per urgenze, segnalazioni o reclami.
Nel piano di gennaio-luglio, con almeno 40 accertamenti, la voce sull'AI riguardava invece gli strumenti usati in ambito scolastico. Marketing, tracking pixel e dynamic pricing non indicano un settore: il testo non li limita agli enti pubblici.
Cosa ha deciso il Garante sull'AI nel 2026
Il 14 maggio 2026 il Garante ha emesso un avvertimento a Myndoor S.r.l., società italiana che sviluppa un plug-in per Slack e Teams. Il plug-in analizza con l'AI i messaggi dei dipendenti che scelgono di usarlo, per stimarne lo stress, e può fornire al datore di lavoro un report aggregato settimanale. Il datore di lavoro, rileva il Garante, non può accedere né ai messaggi né ai risultati individuali. Il Garante non ha trovato prove che le aziende clienti abbiano trattato dati dei dipendenti e non ha sanzionato la società. L'avvertimento riguarda il rischio che in futuro il report permetta di risalire alle persone, un rischio che secondo il Garante dipende anche dalle dimensioni e dal personale dell'azienda cliente.
Nel provvedimento il Garante scrive che le informazioni sulla sfera emotiva dei dipendenti, cioè benessere o stress psicologico, rientrano nell'art. 113 del Codice privacy: il datore di lavoro non può conoscerle. Cita anche il divieto dell'AI Act di usare sistemi di AI per inferire le emozioni sul luogo di lavoro (art. 5, par. 1, lett. f), con eccezioni per motivi medici o di sicurezza. Avverte che i sistemi basati su analisi semantica possono dare risultati difficili da spiegare e da verificare, con rischio di errori e discriminazioni, e chiede un controllo umano effettivo.
Il 3 luglio 2026 il Garante ha sanzionato con 158.000 euro Character Technologies Inc., società statunitense che gestisce Character.AI, un servizio di AI generativa in cui anche i minorenni chattano con personaggi virtuali. Ha accertato cinque violazioni: informative non chiare e complete; informazione inadeguata sull'uso dei dati degli utenti italiani per addestrare i modelli; valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (DPIA) adottata in ritardo; rappresentante nell'Unione europea designato in ritardo; misure inadeguate di verifica dell'età dei minori, nel 2024 e per gli under 16 italiani fino all'8 aprile 2025. La DPIA, scrive il Garante, andava fatta prima del lancio, nel settembre 2022; la prima versione è del 14 novembre 2024.
Cosa significa per la tua azienda
| Situazione | Cosa ha detto il Garante |
|---|---|
| Chatbot o servizio AI aperto al pubblico | Caso Character.AI: informativa completa, DPIA prima del lancio |
| Strumento che analizza messaggi o umore dei dipendenti | Caso Myndoor: il datore di lavoro non può conoscere lo stato emotivo |
| Software o servizi per Comuni e ASL | Nel piano: AI di Comuni e ASL, applicativi socio-assistenziali, DPO |
Questi sono i passi che consigliamo noi, non obblighi letti nel piano:
- Elenca gli strumenti di AI che toccano dati personali: chatbot, assistenti, trascrizioni di riunioni, API di modelli collegate al gestionale, anche quelli che i dipendenti usano senza avvisare.
- Per ciascuno scrivi quali dati entrano, dove vanno, chi è il fornitore e se c'è un accordo sul trattamento dei dati. Chiedi per iscritto dove i dati vengono elaborati e se servono ad addestrare i modelli. Se non sai rispondere per l'ultimo strumento che hai attivato, parti da quello.
- Controlla che l'informativa a clienti e dipendenti nomini questi strumenti e dica se i dati servono ad addestrare i modelli.
- Chiedi al tuo DPO o a un consulente privacy se serve una valutazione d'impatto, e falla prima di accendere lo strumento. Il Garante la ritiene obbligatoria per i sistemi di AI quando c'è almeno un altro criterio del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB), per esempio i dati su larga scala.
- Non attivare funzioni che deducono umore, stress o emozioni dei dipendenti e non farti consegnare report su questi dati, nemmeno aggregati.
Da dove partiamo noi
Il servizio di automazioni AI e chatbot comprende il controllo di costi e qualità delle risposte. Se ci chiedi di guardare una funzione AI del tuo software, partiamo da una pagina scritta prima di accenderla: quali dati personali entrano, in quale sistema restano, quale fornitore li riceve e con quale accordo, per quanto tempo si conservano, chi può leggerli. È la stessa lista dei punti 1 e 2 qui sopra.
La documentazione di Kmemo, la nostra cache semantica open source per le chiamate ai modelli (licenza Apache-2.0), dice che la cache conserva domande e risposte nello store che scegli tu e che ogni domanda arriva al fornitore di embedding prima di qualsiasi decisione della cache: la regola che vieta di salvarla agisce dopo. Chi non deve inviare certi dati a un fornitore li filtra quindi nel proprio codice, prima di chiamare la cache. Kdrant, il nostro client Kotlin per Qdrant, parla con un server Qdrant in rete e non tiene mai un indice.
Un limite: la valutazione d'impatto spetta al titolare del trattamento. Noi mettiamo per iscritto il percorso tecnico dei dati, che la alimenta ma non la sostituisce; non facciamo consulenza legale.
Cosa non sappiamo ancora
- Quali soggetti saranno ispezionati e cosa verrà contestato: il piano elenca aree, non nomi.
- Se le verifiche sull'AI arriveranno alle imprese: il piano nomina solo Comuni e ASL.
- Se e come il Garante applicherà il divieto dell'AI Act sulle emozioni sul lavoro: nel caso Myndoor lo cita, ma l'avvertimento richiama solo norme del GDPR e del Codice privacy.
Se vuoi che guardiamo una funzione AI del tuo software prima che vada in produzione, scrivici dalla pagina contatti o parti dal servizio di automazioni AI e chatbot.
Fonti
- Garante privacy: Deliberazione del 23 luglio 2026: attività ispettiva agosto-dicembre 2026
- Garante privacy: Deliberazione del 30 dicembre 2025: attività ispettiva gennaio-luglio 2026
- Garante privacy: Provvedimento del 14 maggio 2026 (avvertimento a Myndoor S.r.l.)
- Garante privacy: IA e lavoro: il Garante Privacy avverte una start-up italiana (comunicato stampa) (28 maggio 2026)
- Garante privacy: Provvedimento del 3 luglio 2026 (ordinanza ingiunzione a Character Technologies, Inc.)
- Garante privacy: Intelligenza artificiale: il Garante privacy sanziona Character.AI (comunicato stampa) (9 luglio 2026)
- EUR-Lex: Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale, articolo 5 (13 giugno 2024)
- NaCode Studios: Kmemo, threat model (documentazione della libreria)
- NaCode Studios: Kdrant, README (documentazione della libreria)



